Cina.

16-24 Marzo.

E’ giunto anche il momento della Cina, a distanza di pochissimo tempo dall’ultimo mio viaggio in Oriente, che aveva visto come protagonista il Giappone.
Un invito che arriva inaspettato, ma che come sempre, so cogliere al volo, al Viaggio non riesco mai a dire di no!
In aeroporto, all’incontro con i colleghi, subito il tema della discussione è la telefonia, la connessione in un Paese in cui la censura è ben presente.
No Facebook, Twitter, Instagram, Google e Whatsup, occorre fuorviare i controlli tramite l’applicazione di una o più VPN, perché non è detto che la prima finzioni, e poi anche per una questione di scadenza, terminata una può essere utilizzata l’altra, questo modus operandi lo consiglio a tutti! 
Nello specifico trattasi di una rete privata virtuale (virtual private network, VPN), è un server a cui ci si può connettere e che è in grado di mascherare i dati durante il trasferimento e ricevimento degli stessi.
In apparenza l’assenza della vera e propria schiavitù dai mezzi di comunicazione a cui siamo soggetti ogni giorno sembra positiva, ma qui non si sta intraprendendo una vacanza, si lasciano i propri cari, i clienti, sempre bisognosi di sentirti al loro fianco, e una simile situazione, se non ben fronteggiata con le dovute precauzioni, potrebbe rivelarsi un problema di ansia perenne.  
Ecco perché consiglio a tutti, prima di intraprendere un viaggio in questa destinazione, di informarsi bene in merito alle migliori VPN presenti sul mercato.
La rete wifi funziona negli alberghi di buona categoria, ma personalmente anche in questo io ho trovato una certa difficoltà.
Mai come questa volta, la domanda più scontata e ripetuta era ”ma prendi?????”, triste, tristissimo, ma è l’epoca in cui viviamo che ci obbliga a tanto.
Il vettore è la compagnia di bandiera AIR CHINA, diciamo che vola, siamo lontani dalle comodità a cui mi sono abituata negli ultimi anni, la stessa configurazione dell’aereo mi fa sorridere durante le ore di crociera, che almeno è diretta: non possiede neanche il corridoio orizzontale, a metà dove solitamente “ci si rifugia” non solo per i bisogni fisiologici ma anche quando passa il carrello della ristorazione.
Immaginate dunque il caos tra passeggeri che si alzano, non sanno dove mettersi, e che sono in coda con il carrello che li punta e sembra voler fare i suoi primi 100 punti, manco fossero dei birilli…
Cmq il tempo vola, questa volta famigliarizzo subito con uno dei miei compagni di viaggio, siamo vicini di posto, abbiamo tante curiosità da soddisfare...
Atterriamo puntuali a Pechino alle 05.30, subito ci rendiamo conto che il tempo non è dei migliori, eppure avevo consultato l’applicazione meteo più e più volte e non ricordiamo una previsione del genere.
L’ennesima dimostrazione che la natura fa ciò che vuole come è giusto che sia.
Ci rechiamo all’hotel per il ceck in e qui ne approfittiamo per consumare un’adeguata colazione, devo dire non male, la fame c’è e molta.
Conosciamo il corrispondente e subito pronti per il giro della città.
Fa freddo, piove, e mi rendo subito conto che nessuno di noi è vestito nella maniera adeguata, tutti siamo stati beffati da previsioni e temperature.
A turno ci copriamo come possiamo, siamo senza ombrelli o cmq ne abbiamo in dotazione pochi rispetto a quanti siamo, ed eccoci con pseudo k way costati un euro l’uno dalle diverse tonailtà di rosa verde e azzurro.
Arriviamo in Pzza Tiananmen, la più grande al mondo, con i suoi 440.000 metri quadrati, che può ospitare circa un milione di persone.
Inizia a scendere anche del nevischio e in questo momento è inevitabile pensare alla notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 quando centinaia di studenti furono uccisi dai carri armati dell’esercito di liberazione popolare.
Le sollevazioni erano cominciate un mese e mezzo prima: si era nel pieno delle riforme del «leader supremo» Deng Xiaoping fautore dell’abbandono dell’economia egualitaria introdotta da Mao Tse-tung.
Ma la Cina probabilmente non era pronta, tra il dilagare della corruzione e l’arretratezza dei villaggi rurali. La scintilla fu la morte dell’ex capo del partito comunista, riformista e la visita di Gorbaciov, diventato l’espressione di quello che “può essere”. Migliaia di studenti provenienti da più di quaranta università desideravano sempre più l’abolizione di ogni forma di dispotismo e una maggiore libertà politica e marciarono su piazza Tienanmen, e a loro si unirono operai, intellettuali e funzionari.  
Fu imposta la legge marziale a Pechino. Da allora si susseguirono scioperi della fame e barricate fino a quel 4 giugno, quando i militari irruppero nella piazza e fecero fuoco. L’immagine simbolo di quella protesta, è il «rivoltoso sconosciuto» che, disarmato, blocca i carri armati, una delle 100 fotografie che ha cambiato il mondo.
La cosa molto triste è che il governo non solo non ha mai fornito una versione ufficiale, ma censura ogni approfondimento sulla strage e ne proibisce la commemorazione.
Sono persona molto curiosa e i miei stessi compagni vorrebbero strozzarmi con le loro mani per le infinite domande fatte alla guida durante la visita alla Città Proibita, con un tempo inclemente...
Ma qui, in questa piazza, non me la sento di mettere in imbarazzo la guida affidataci, perché certa di una risposta non del tutto sincera e obiettiva.
Dopo questo ricordo, la Città Proibita ci aspetta, vi entriamo tramite appunto Tian'anmen, la Porta della Purezza Celeste.. Un grande  ritratto di Mao ci accoglie al suo ingresso . Lui veglia  sul luogo, calmo e benevolo, mentre il suo mausoleo si trova a qualche passo più in là, la  fila d'attesa interminabile di turisti cinesi è solo per lui… Fu il palazzo imperiale, utilizzato per oltre 500 anni come abitazione degli imperatori durante il regno della dinastia Ming e Qing.
E’ un vero e proprio museo, considerato patrimonio mondiale dell'umanità dall'UNESCO nel 1987.
Fu costruita dal 1406 al 1420 "Proibita" è un aggettivo che deriva dal fatto che nessuno poteva entrare dentro la fortezza dell'imperatore, occupa ben 72 ettari, con una superficie totale di circa 150.000 metri quadrati ed è costituita da 90 palazzi e cortili, 980 edifici e 8.704 stanze.
La Città Proibita è divisa in Corte Esterna, utilizzata principalmente per scopi cerimoniali, e la Corte Interna, che era la residenza degli imperatori.                                                               
Ogni cosa nella Città Proibita ha un significato filosofico, religioso e soprattutto indica la maestosità dell'imperatore: il giallo, il colore dell'imperatore, si trova su quasi tutti i tetti dei palazzi. Ospitò 24 imperatori delle dinastie Ming e Quing. Nonostante il mal tempo sono letteralmente rapita da Buddha, stoffe, bronzi, strumenti musicali, lacche, ceramiche, pitture antiche...Le ricchezze sono ovunque presenti, l’atmosfera è ovattata e penso come possa essere suadente e meraviglioso questo monumento, con una bella giornata di sole. Non vi nascondo il fatto che tornei subito a Pechino per rivederla e riviverla, per sentire addosso quell’atmosfera di magia di un antico e prezioso tempo.
La sera ci vede protagonisti di un massaggio ai piedi, ben fatto, e sarà il primo di una serie… siamo stanchissimi, il  lungo volo, il freddo, la pioggia incessante mista a neve ci hanno distrutto e non vediamo l’ora di toccare il letto, siamo in piedi da quasi 48 ore. Il giorno seguente il sole si fa vedere, cambia la temperatura, radicalmente, siamo già a 16 gradi, emozionati partiamo per l’escursione alla Grande Muraglia.
Lunga quasi 9000 km, addirittura molti la stimano in quasi 22.000 km, fu costruita dall’anno 215 a.C, "dicono” per volere del primo imperatore della dinastia Quin, lo stesso a cui si deve l’Esercito di Terracotta di Xi’an.
Si identifica in una vera e propria opera di difesa militare e le sezioni vicino al comune di Pechino sono particolarmente famose perchè frequentemente rinnovate e sono regolarmente visitate dai turisti.
Noi visitiamo La Grande Muraglia Badaling vicino a Zhangjiakou, il primo tratto ad essere restaurato nel 1955 e aperto al pubblico nel 1957; prima dell'uso di mattoni, la Grande Muraglia era stata costruita principalmente utilizzando terra battuta, sassi e legno. La dinastia Ming, la ricostruì utilizzando mattoni in molte aree della parete, assieme a materiali come piastrelle, calce e pietra.
Ormai in molti luoghi la Muraglia è in rovina, moltissime delle sue parti vittime di graffiti, atti vandalici, oppure distrutte per lasciare il posto a nuove costruzioni, o erose dal vento, dalle tempeste.
E’ indubbio che le  sezioni più popolari siano intorno all’area est e nord di Pechino.
Forse quella più bella e particolare è la sezione di Jinshanling che va da Jinshanling a Simatai, è per metà restaurata e per metà naturale, dista dalla capitale ca tre ore di auto, qui si ha una fantastica visione della muraglia che si dirama per i pendii delle montagne.
Iniziamo la “scalata”, in alto l’aria è frizzante ma nulla di paragonabile al giorno precedente, con entusiasmo saliamo e saliamo sempre di più, gran parte del gruppo si ferma al primo step, io non posso, ormai sapete come sono fatta, sono qui per Conoscere e per Crescere, devo andare avanti e da sola, voglio vivere questa emozione anche in solitudine, fermandomi giusto quando il fiato non regge più per poi ripartire… l’immaginazione si impossessa di me, ed ecco migliaia e migliaia di persone che con estrema fatica dolore e sudore si dedica a questa opera gigantesca…
Rimarrei qui per ore, non ne so il motivo ma provo una certa pace, il paesaggio è davvero bello lontano dal grigiore della capitale, dagli immensi e popolatissimi grattacieli, qui l’anima riposa.
Nel pomeriggio il Tempio del Cielo, il più sacro dei templi imperiali, dove l’imperatore si recava ogni solstizio d’inverno per adorare il Cielo e pregare solennemente per ottenere un buon raccolto. 
Leggi cosmiche, mistiche e una forte attenzione per il nr 9, considerato numero importantissimo e sacro, governano l’intero complesso.
La cosa che certamente balza all’occhio è la sua attuale frequentazione, in passato era un luogo inacessibile alla gente comune, oggi se ci si reca soprattutto di mattina presto, incontri anziani che giocano alle carte e ad altri intrattenimenti di società, i più energici si dedicano ad esercizi di tai qui, a calci a pugni in perfetto stile karate ma non manca chi cammina e addirittura chi balla!
Ecco questo aspetto per me è stato senza ombra di dubbio il più interessante, considerando il contesto in cui ci si trova.
La cena si apre e chiude con una gustosa anatra laccata, io non ne sono molto amante ma “a detta dei piatti“ dei colleghi, la maggior parte riempiti e svuotati nel giro di pochissimo tempo, ho ragione di credere che ne sia valsa davvero la pena!
Il giorno dopo sveglia all’alba per il volo che ci porterà a Taiyuan.
Qui visitiamo il parco JingCi, che ospita statue e strutture antichissime, il clima è piacevole anche fra noi che iniziamo a sentirci parte di un vero e proprio gruppo, l’atmosfera di profonda pace e quiete ci racconta di dinastie remote e importanti, la stessa che poi ritroviamo sulla strada per Pingyao, visitando la residenza Quiao, set cinematografico del famoso film “lanterne rosse”.
Pingyao ci accoglie con la sua atmosfera d’altri tempi, le sue bellissime mura, subito capiamo la sua importanza, siamo di fronte a un perfetto esempio sociale culturale ed economico di una delle città meglio conservate della Cina, che ebbe la sua massima  fioritura durante la dinastia Ming E Quing. 
Soggiorniamo in una posada, graziosa, dalle poche camere, con un servizio ristorativo davvero molto valido.
La sera è bello perdersi per le sue vie, abbandonarsi a un po’ di shopping, qui presa dall’entusiasmo… un po’ eccessivo direi, ho acquistato la tisana più cara della mia vita! Ma ci sta: quando si è in viaggio un po’ si perde la misura di tante cose, per me spesso quella del denaro…
Il giorno seguente siamo tutti molto emozionati, per la partenza con il treno per Xi’an.
Anche qui abbiamo modo di cogliere che i treni ad alta/altissima velocità non sono prerogativa solo del modernissimo e civile Giappone ma anche della Cina, che con i passi da gigante fatti non poteva non eccellere in questo aspetto.
Xi’an ci piace, ha un aspetto più vicino al nostro gusto, le mura della dinastia Ming, da farsi assolutamente in bicicletta, la piacevole passeggiata nel quartiere musulmano, ricco di allegria, colore, profumi, odori come solo lui sa essere in qualsiasi parte del mondo si vada, la Grande Moschea e poi LUI, la nostra destinazione top per eccellenza, L’ESERCITO DI TERRACOTTA.
Posizionato a Lingtong, a ca 35 km da Xi’an, fu scoperto nel 1970 da un contadino che stava scavando un pozzo alla ricerca di acqua… trovò invece dei cocci.
Appartenevano a soldati, acrobati e arcieri, e poi armi e carri con cavalli, che fino ad allora giacevano da più di 2000 anni dimenticati sotto 35 metri di terra.
Era l’armata del primo imperatore della Cina, Qin Shi Huang, che durante il 3 secolo A.C. creò di fatto la Cina; Lui stesso la fece costruire con l’arduo compito di vegliarlo e proteggerlo nell’aldilà. 
L’intento doveva essere una fedele replica dello stesso esercito che aveva unificato il suo immenso regno, era di certo ossessionato dall’idea dell’immortalità.
Ad oggi sono state riportate alla luce circa 6000 statue in un’area di circa 25 km quadrati.
Il mausoleo dell’egocentrico imperatore rimane tutt’oggi sotto un tumulo di terra alto 50 metri e il suo contenuto resta ancora un mistero.
Si pensa che la sala sia rivestita da pareti di bronzo e fiumi di cinabro, solfuro di mercurio, che secondo il Taoismo sarebbe un attivatore energetico per l’immortalità.
Sono occorsi anni di paziente e certosino lavoro per ricomporre i miliardi di frammenti, ma l’impressione che si prova quando ci si ritrova davanti i guerrieri è che possano mettersi a marciare, vivi da un momento all’altro.
Le statue sono più grandi delle figure umane: i guerrieri in piedi sono alti circa due metri, quelli inginocchiati circa 1 metro e 20, sono state costruite vuote dalla vita in su e piene dalla vita fino ai piedi, pesano circa 150 kg ognuna. All’inizio erano colorate, ma l’esposizione all’aria ha provocato la sparizione dei pigmenti.
Il lavoro che è stato compiuto è davvero incredibile e richiese uno sforzo immenso: 85 maestri, il cui nome di ognuno è stato inciso sotto i piedi delle statue, aiutati da oltre 20 assistenti per un totale di oltre 1500 artigiani.
Il museo dell’esercito di terracotta consiste in 4 Fosse e nella Sala dell’Esposizione dei Carri di Bronzo.
Si ha una chiara visione dello schieramento militare in vigore durante il periodo imperiale.
Di sicuro la Fossa 1 è la più impressionante: più di 6000 guerrieri, arcieri, balestrieri e cavalli, allineati su 9 corridoi in serena compostezza, trasmettono una sensazione di forza e potenza.
Le statue colpiscono per il loro realismo e la cura dei particolari: il viso di ogni statua è diverso dagli altri, non ce ne sono due uguali e anche gli equipaggiamenti militari e le bardature dei cavalli sono state eseguite con la medesima perfezione.
La Fossa Due è ancora in gran parte ricoperta di terra ed è divisa in 4 unità che formano uno schieramento fatto di balestrieri, arcieri, bighe e fanteria, tutti sembrano aspettare il momento della battaglia.
Nella Fossa 3 si intravede il quartier generale dell’esercito: statue raffiguranti alti ufficiali, attendenti, magnifici cavalli e un carro.
La Fossa 4 costituisce un altro mistero dell’esercito di terracotta: è infatti completamente vuota. 
Davvero superlativa alla vista, la Sala Espositiva dei Carri di Bronzo dove sono esposti due carri ritrovati a 20 metri dal mausoleo dell’imperatore.
Ogni carro, formato da circa 3.400 pezzi è trainato da 4 cavalli ed erano quasi interamente fatti di bronzo, ma adornati con più di 1.700 pezzi di oro e argento ciascuno. 
Siamo in silenzio, certo non è facile recuperare un po’ di concentrazione e di atmosfera, i turisti cinesi sono maleducati, non rispettano il turno, il fatto che debbano aspettare prima di “invadere” il tuo campo visivo mentre ti accingi a fare una foto, a cui di certo non vuoi rinunciare, consapevole della bellezza e della particolarità che i tuoi occhi hanno la fortuna di ammirare.
Siamo tutti un po’ frastornati anche al pensiero delle migliaia e migliaia di braccia che lavorarono al progetto, alle loro condizioni fisiche e umane, e penso che questo sia uno dei tanti casi a cui la Storia ci abbia illustrato laddove possa arrivare la follia umana e il desiderio di onnipotenza.
La sera siamo stanchi ma non ci facciamo mancare un drink in un bel contesto vicino all’hotel, non facciamo però tardissimo, domani ultima tappa: Shanghai.
La città fin da subito conquista tutti noi con il suo suggestivo sky line.
Che emozione passeggiare per il Bund, quante foto, siamo ben consci di essere in una delle città più importanti del mondo; è davvero gradevole questa famosissima passeggiata sul lungomare,  su cui si affaccia una fila di edifici di epoca coloniale che ci rapisce.
Sull’altra sponda del fiume Huangpu sorge il futuristico distretto di Pudong, con la Shanghai Tower, di 632 m, e la torre televisiva Oriental Pearl, dalle tipiche sfere rosa.
Ci dispiace un po’ non essre saliti sul Maglev, il treno più veloce al mondo che è magneticamente sospeso e percorre una distanza di 30 km in soltanto 8 minuti, dall’Aeroporto Pudong al centro città.
Non molto lontano dal Bund, il giardino Yuyuan è il luogo più riservato ed è anche l’unico posto dove è conservato un Giardino della Dinastia Ming a Shanghai.
Ponti e pagode colorate, piccoli enclavi separati dalle "mura di drago".
Non ci facciamo mancare nulla, saliamo sulla Tower da cui si gode di una vista davvero mozzafiato, la cena nella città vecchia è di fatto un’esperienza di convivialità e cultura, passeggiare poi nel cuore di Xontiandi dove l’atmosfera che si respira è ancora un po’ francese, è davvero entusiasmante: accanto all’edificio in cui nacque il partito comunista e alle ville in cui vissero i protagonisti della vita politica cinese di inizio del secolo scorso, ora ci sono ateliers di artisti, ristoranti e locali alla moda, di tendenza e bellissimi negozi d’arte.
Il giorno seguente è anche l’ultimo: la visita del Tempio del Buddha di Giava e la famosa Nanjing Road che è l’equivalente della 5° Avenue di New York, con cui testiamo con portafoglio alla mano l’attivo e florido commercio Cinese, sono gli ultimi atti di questo Viaggio.
Quando sono stata chiamata per partecipare a questo itinerario, aspettavo trepidante il Perù o comunque il Sudamerica che con la visita di l'Argentina con Patagonia e Terra del Fuoco, mi ha aperto la mente verso questa parte di mondo.
Ma poi ho accettato d buon grado e tutto sommato mi sono detta “sono anni che dico..prima o poi ci andrò!!!.. e quale occasione migliore?”
Da tutta questa mia premessa penso possiate capire la mia bassa aspettativa nei confronti di questo Paese, che invece ha avuto il suo riscatto.
Ho vissuto un’Esperienza davvero appagante, di certo non da “ effetto wow” come appunto l’’Argentina, la Namibia, alcuni angoli remoti dell'Australia, ma mi ha arricchito molto.
I Cinesi, che ormai trovi in ogni angolo d’Italia, impegnati nelle più svariate attività e discendenti di quelle generazioni disperate che hanno dovuto per forza di cosa lasciare la loro Terra, sono ambiziosi, desiderosi di emergere e di dimostrare a tutti che in questo momento, dopo aver provveduto ai beni di primissima necessità, quali cibo, un tetto e qualche modesto vestito, sono al passo di tutti gli altri, del mondo occidentale che parla male di loro, li denigra in continuazione, ma che poi si avvale della loro manodopera a bassissimo costo...
Sono convinti che non si debba più pensare alla quantità, che comunque è ed è stata per loro fondamentale, ma alla qualità, alla cultura che va coltivata e diffusa perché fonte di ricchezza e di grande business.
Sono allegri, dotati di ironia, certamente poco provvisti di senso civico e buone maniere, tanti diritti umani devono essere ancora riconosciuti ma ancora molto “affamati”.
Quella fame che noi, con i nostri figli, non abbiamo più e che ci porta a stare indietro, a fare sempre meno, perché le generazioni precedenti con i loro immani sacrifici e privazioni hanno raggiunto livelli di comodità e benessere che per molte popolazioni del mondo sono impensabili...
Grande Paese la Cina, con la magia della sua cultura affascinante e millenaria, distrutta in pochissimi anni, ma che ancora vuole dire la sua…
Un Viaggio nel Viaggio, perfetto negli spostamenti, nelle guide, nelle attenzioni che Mistral sa dare in ogni suo Viaggio, e una compagnia davvero straordinaria, fatta di Professionisti con cui è stato davvero facile relazionarsi confrontarsi, prendersi a volte davvero poco sul serio...
Ancora una volta il mio pensiero è …”Ma quanto é bello Viaggiare?!”
Spero tanto che sia anche il Vostro…


Anna Di Bona
Consulente di viaggio, I Viaggi di Anna.
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Autore: Anna di Bona

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